C’è un momento, alla fine delle feste, che ormai conosco a memoria.
I giochi sono finiti, i bambini sono sudati, felici, con le guance rosse come pomodori. E tutti in processione verso il buffet, come se non mangiassero da una settimana.
Poi c’è sempre lui. Quello che si ferma davanti a un piatto e lo fissa come se dentro ci fosse il mostro di sotto al letto.
«Non mi piace.»
«Ma l’hai mai assaggiato?»
«No. Però non mi piace lo stesso.»
Ragionamento impeccabile, eh. Non fa una piega. 😅
E lì, puntuale, arriva la trattativa. «Dai, solo un boccone.» «Se non lo assaggi, niente torta.» Roba che nemmeno al mercato del pesce. E il bambino si chiude come un riccio.
Io guardo la scena da fuori, con la mia pizzetta in mano. E ogni volta penso la stessa cosa.
Quel bambino non sta parlando di broccoli.
Sta parlando di paura. La paura di una cosa nuova, che non conosce. E se è paura, allora quello che gli manca non è la fame. È il coraggio.
Per questo è nata questa Hero Card
Quando ho cominciato a pensare alle Hero Cards, le missioni da portare a casa, questa è stata una delle prime: l’Assaggiatore Coraggioso.
La missione è semplicissima: assaggiare un cibo che sei convinto non ti piaccia.
Ma qui sta tutto il segreto. Non chiedo di mangiarlo. Non chiedo di finire il piatto. Chiedo solo di provare. Un pezzetto. Grande come un’unghia.
E dopo aver provato, il bambino può dire tranquillamente: «Non mi piace.» Va benissimo. Missione compiuta lo stesso.
Perché adesso quel «non mi piace» vale qualcosa: prima di decidere, ha avuto il coraggio di provare. Il suo no se l’è guadagnato.
Il coraggio non è non avere paura
Ai bambini lo ripeto sempre: i supereroi la paura ce l’hanno eccome. Il coraggio è andare avanti lo stesso, anche quando una parte di te vorrebbe scappare.
Per noi grandi un pezzetto di carota è niente. Per un bambino può essere un salto nel vuoto. Ed è proprio per questo che funziona: un gesto minuscolo che allena qualcosa di enorme.
E diciamocelo, tra adulti: quante volte anche noi diciamo «non fa per me» a qualcosa che non abbiamo mai provato? Conosco gente che per anni ha giurato di odiare il sushi senza averlo mai visto da vicino. Poi l’ha assaggiato, e adesso al ristorante giapponese la devono fermare con le buone.
Cosa chiedo a voi genitori
Il vostro compito è più leggero di quanto pensiate. Non dovete convincere nessuno: dovete essere compagni di missione, non giudici di MasterChef.
Fatelo scegliere a lui. Il cibo da affrontare lo decide il bambino. Se lo sceglie lui, la missione è sua.
Basta un pezzetto. Il coraggio non si misura in grammi.
Fatelo anche voi. Scegliete una cosa che di solito evitate e assaggiatela insieme a lui. Sì, proprio quella cosa che lasciate sempre sul bordo del piatto. Lo so che c’è. 😏 I bambini imparano da quello che ci vedono fare, non da quello che ci sentono dire.
Niente premi e niente punizioni. E per favore, niente «hai visto che era buono?». Se non gli è piaciuto, non avete perso. Ha vinto lo stesso.
E se il rapporto di vostro figlio con il cibo vi preoccupa davvero, la persona giusta con cui parlarne è il pediatra. Questa è una missione, un gioco. Non una terapia.
Dal piatto alla vita
Il bello, per me, arriva dopo.
Perché i bambini dicono «non mi piace» o «non ci riesco» a un sacco di cose prima ancora di provarle. Entrare in piscina. Parlare davanti alla classe. Avvicinarsi a un bambino nuovo al parco.
Il broccolo era solo l’allenamento. Povero broccolo, nessuno gli dice mai grazie.
Per questo, a missione compiuta, fategli la Super Domanda:
«Qual è un’altra cosa a cui oggi dici “non mi piace” o “non ci riesco”, che potresti avere il coraggio di provare?»
E poi ascoltate. Potreste scoprire una sfida che non immaginavate.
Una premessa, con il cuore: quello che leggete qui è solo il mio punto di vista. Non sono uno psicologo, né un pedagogista, né un medico. Racconto quello che vivo alle feste, nelle scuole e in giro per l’Italia, e quello che ho vissuto io da bambino. Prendetelo come una chiacchierata tra amici davanti a un caffè. E se la vedete diversamente, scrivetemelo: è proprio questo il bello.
Attiva la missione, o raccontami la tua
Volete provarla a casa? Toccate Attiva la missione: si apre WhatsApp con il messaggio MISSIONE ASSAGGIATORE già scritto. Inviatelo e vi mando gratis la Hero Card con la missione completa.
E se vi va, raccontatemi un vostro episodio legato a questa missione, uno che ci terreste a condividere con me: una volta in cui è andata benissimo, o una in cui è andata tutta storta. Belle o difficili, le vostre storie sono quelle che mi insegnano di più.
Salvate il mio numero in rubrica, così vi arriveranno anche le prossime missioni.
E dopo il coraggio?
Con questa missione il bambino ha guardato dentro di sé e ha scoperto: «io posso provare».
Con la prossima guarderà chi ha intorno. Si chiama Eroe Segreto, e il superpotere da allenare è la gentilezza. Quella che nessuno ti chiede.
Ma questa ve la racconto la prossima volta.
C’è un supereroe in ognuno di noi.

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