Tappa 1 a Firenze del viaggio a piedi per l'Italia di SuperCosta

Tappa 1 – Firenze: il primo passo e la paura di non farcela

Costantino e Dory arrivano a Firenze, prima tappa del viaggio a piedi per l'Italia

Questa è la prima tappa del viaggio A piedi per l’Italia alla scoperta del supereroe che è in ognuno di noi.

La mia avventura insieme a Dory inizia da Firenze, una città piena di arte e meraviglie. Con lo zaino in spalla e Dory al mio fianco, sono arrivato alle porte della città pronto a vivere un’avventura indimenticabile.

In realtà, il vero scopo di questo viaggio era ben più profondo: volevo affrontare le mie paure, quelle che mi tenevano imprigionato in una vita fatta di routine e sicurezze. Sapevo che solo mettendomi alla prova avrei potuto scoprire davvero chi ero e di cosa fossi capace.

Dopo aver ricevuto un passaggio in macchina e aver salutato i miei compagni di viaggio con un ultimo caloroso abbraccio, mi sono incamminato senza una meta precisa per le strade di Firenze. Era solo l’inizio, e già sentivo un brivido d’emozione e una lieve ansia crescere dentro di me. Non avevo idea di cosa mi aspettasse, e questo rendeva tutto ancora più emozionante.

Da quel momento avrei dovuto prendermi cura di me stesso e di Dory, senza punti di riferimento, confidando soltanto nelle sorprese che la vita ci avrebbe riservato. Ogni passo aveva l’aria di un piccolo atto di coraggio, un modo per dimostrare a me stesso che potevo farcela, anche quando le certezze sembravano svanire.

La voce della paura e la voce del coraggio

Il centro di Firenze durante il viaggio di Costantino e Dory

Le imponenti cupole si avvicinavano e il suono dell’Arno ci guidava fino alla magnifica Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Ma tra le bellezze della città e tutta quella gente sentivo una crescente sensazione di smarrimento: mi guardavo intorno e non riuscivo a smettere di chiedermi cosa ci facessi lì, con uno zaino e un cane, in un posto così grande e sconosciuto.

Era come se le mie paure mi parlassero, cercando di farmi tornare indietro: «Che cosa pensi di fare, Costantino? Non hai un piano e non conosci nessuno qui.»

Camminavo in mezzo alla folla e, tra le tante vocine interiori, cercavo di dare ascolto solo a quella che mi diceva di andare avanti nonostante tutto. Era la voce del coraggio: mi ricordava che affrontare le mie paure era l’unico modo per superarle. Anche gli artisti di strada, i musicisti e i pittori sembravano dirmi: «Puoi farcela, Costantino!»

Ed ecco, come spesso accade nei miei momenti di follia o di grande coraggio, i piedi mi portano dritto verso un negozio di articoli sportivi. Senza nemmeno pensarci sono entrato, con una decisione che non mi aspettavo nemmeno da me stesso. Dal mio zaino spuntava la maschera del costume, attaccata su un lato. Prima ancora che i commessi potessero pensare che fossi pazzo, ho detto la prima cosa che mi è venuta in mente:

Ragazzi, buongiorno! Sono un supereroe itinerante… posso chiedervi un camerino per cambiarmi e regalare qualche sorriso ai bambini qui fuori? Ah, e avrei bisogno di un aiuto con la zip sulla schiena del costume…

Davanti allo specchio: «Fallo, Costa»

Costantino si prepara in costume nel negozio di Firenze

Per un attimo tutti rimasero in silenzio, stupiti e imbarazzati. Poi uno dei ragazzi mi indicò il camerino con un sorriso: «Prego, fai pure…». Fu allora che capii che stava davvero per succedere. Ero sul punto di fare qualcosa di straordinario, eppure la vocina della paura mi sussurrava ancora di tirarmi indietro.

Mentre mi spogliavo e mi guardavo allo specchio in mutande, Dory mi fissava come se fossi un alieno. Mi passavano per la testa milioni di pensieri: «Cosa sto facendo? E se non funziona? E se fallisco davanti a tutti?». Ma sapevo che affrontare queste paure era proprio uno dei motivi del mio viaggio.

Mi sono guardato allo specchio, ho abbozzato un sorriso e mi sono detto: «Fallo, Costa… non lasciare che la paura ti fermi.»

Ho indossato il costume, sono uscito dal camerino e ho chiesto ai ragazzi di aiutarmi con la zip. Le loro espressioni sono passate in un attimo da compassionevoli a stupite: «Cavoli, sei davvero un supereroe!». Dentro di me mi chiedevo come un semplice costume potesse cambiare così in fretta il modo in cui gli altri ci vedono.

Ho preso un pezzo di cartone e con un pennarello ho scritto il messaggio chiave di questo viaggio, per me e per tutti quelli che avrei incontrato: «C’è un supereroe in ognuno di noi!». Con il cartello in mano, lo zaino in spalla e Dory al guinzaglio, ho fatto un bel respiro, ho aperto la porta e mi sono ritrovato in pieno centro a Firenze. E lì è iniziata la magia…

«Hey Spidy, can I make a picture with you?»

Bambini e famiglie si avvicinano incuriositi al cartello C'è un supereroe in ognuno di noi a Firenze

A ogni passo le persone si giravano verso di me: piccoli e grandi incrociavano i miei occhi, e io provavo la stessa sensazione che sento ogni volta che indosso quel costume. Posso vedere le persone senza essere visto. Osservare da dietro la maschera le facce dei bambini, piene di stupore, curiosità e meraviglia, è qualcosa che non ha prezzo.

Ho posato lo zaino a terra e Dory si è accucciata accanto al cartello, scritto in italiano e in inglese, che cominciava a fare il suo lavoro. Pian piano bambini e famiglie hanno iniziato ad avvicinarsi, curiosi e sorridenti. Non è mancato qualche fuori programma: anche la polizia si è avvicinata, non proprio con lo stesso intento dei bambini. Con modi gentili mi hanno osservato, hanno sorriso e sono passati oltre. Prima che andassero via, ho chiesto se conoscessero un posto dove poter dormire.

Mentre mi allontanavo, un piccolissimo bambino americano con la sua macchinetta fotografica mi ha chiamato urlando: «Hey Spidy! Can I make a picture with you?!». Come potevo dire di no? Mi sono messo in posa e lui mi ha abbracciato sorridente, mentre mamma e papà immortalavano quel momento speciale.

In quel momento mi è tornata in mente la frase della mia amica e coach Alessia: «Ricorda, Costantino: con un solo sorriso regalato a un bambino, avrai già vinto.» È davvero così. Basta il sorriso di un bambino per ripagare queste follie.

Sono rientrato nel negozio, mi sono cambiato e mi sono rimesso in cammino, ormai nel pomeriggio inoltrato, verso l’ignoto. Ebbene sì: non avevo ancora trovato un posto sicuro per la notte.

Un letto per due e i primi segni del cammino

Evitando le strade affollate del centro, mi sono infilato in una via laterale dove la polizia mi aveva indicato una struttura per bambini con un luogo di accoglienza. Arrivato in una grande piazza, ho scoperto che di quella struttura restavano solo il nome e le mura, trasformate in un bellissimo museo. Nessuna traccia di letti per la notte.

Erano passate le cinque del pomeriggio. Mi sono fermato sulla lunghissima scalinata del museo a mangiare il mio panino, che faceva da pranzo e merenda, dividendolo con Dory. Inutile dire chi abbia finito per primo. Dopo aver divorato la sua parte, Dory si è messa a elemosinare dai turisti, e per renderla ancora più irresistibile le ho dato il permesso di fare una delle cose che ama di più: rincorrere i piccioni. Risultato: coccole e cibo da chiunque. Missione compiuta!

Restava da trovare un tetto. Mi è tornato in mente un consiglio ricevuto prima di partire: «Affidati a Carlo, Costa, e vedrai che i segni arriveranno», riferito a Carlo Acutis. Con quella frase in testa ho ripreso il cammino e mi sono fermato a guardare da fuori l’interno di una chiesa bellissima. Un frate si è avvicinato per chiudere la porta e non ho potuto fare a meno di chiedergli se conoscesse un posto per dormire.

Dopo averci pensato un attimo, ha tirato fuori il telefono: «Chiama questo numero e chiedi di Dario.». Dario mi ha risposto: «Prendi il tram 17 e scendi in questa strada.». Venti minuti dopo ero davanti a un’altra chiesa. Appena sceso è iniziato a piovere, giusto il tempo di vedere Dario uscire dall’altra parte della strada e farmi un cenno. Ci siamo infilati in una stradina, lui ha aperto un paio di porte e mi sono ritrovato in un dormitorio pieno di letti, con cucina, bagno con doccia e un giardino. Tutto per me.

Il dormitorio dove Costantino e Dory hanno trovato accoglienza a Firenze

Per scelta, in questo viaggio non avevo soldi con me. Con un po’ di timore, alla fine ho rotto gli indugi: «Quanto devo per tutto questo?». Lui mi ha guardato e con un sorriso ha risposto: «A posto così. Se vuoi, domattina lascia qualcosa.». Mi ha dato le chiavi e se n’è andato.

Dopo un paio d’ore di riposo sono tornato in centro per una passeggiata più tranquilla e ho incontrato due dei ragazzi del negozio. Parlando del mio viaggio e delle loro vite, mi hanno consigliato di proseguire per Reggio Emilia. La giornata è finita così: un letto per due, una doccia calda e i primi segni che il mio cammino non sarebbe stato solitario. Con la testa rivolta alle sfide del giorno dopo, ma con il cuore più leggero, ho deciso: domani si prosegue per Reggio Emilia.

Continua il viaggio

Una premessa, con il cuore: quello che leggete qui è solo il mio punto di vista. Non sono uno psicologo, né un pedagogista, né un medico. Racconto quello che vivo alle feste, nelle scuole e in giro per l’Italia, e quello che ho vissuto io da bambino. Prendetelo come una chiacchierata tra amici davanti a un caffè. E se la vedete diversamente, scrivetemelo: è proprio questo il bello.


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