
Questa è la seconda tappa del viaggio A piedi per l’Italia alla scoperta del supereroe che è in ognuno di noi. Se te la sei persa, leggi prima la Tappa 1: Firenze.
La seconda tappa del viaggio inizia con un risveglio rigenerante, dopo una notte di sonno profondo. La stanchezza e l’adrenalina del giorno prima avevano preso il sopravvento e, nonostante il materasso senza lenzuola e il ventilatore che ha soffiato tutta la notte, quel letto aveva un sapore speciale. In certi momenti un tetto sopra la testa e un posto dove riposare diventano tesori inestimabili, che di solito diamo per scontati.
«Basterà il sorriso di un bambino»
Dopo una doccia e una mattinata tranquilla, la giornata è iniziata con una videochiamata speciale con Alessia, la mia amica e mental coach. Proprio quel giorno si concludeva il nostro percorso di crescita personale, e le sue parole erano perfette: un punto di arrivo e un trampolino di lancio allo stesso tempo. Una frase in particolare mi ha colpito il cuore:
Ricorda, Costa: basterà il sorriso di un bambino, anche uno solo, e avrai vinto.
Quelle parole, semplici ma profondissime, hanno scacciato ogni dubbio su cosa stessi cercando in questo viaggio. Con quella forza nuova ho preparato lo zaino e mi sono messo in cammino verso la prossima tappa: Reggio Emilia.
Prima di partire, però, ho fatto un gesto per me importante: ho lasciato in camera un paio di scarpe nuove che non mi sarebbero servite. Durante il Cammino di Santiago avevo imparato a donare ciò che non è più necessario, a lasciare andare. Quelle scarpe, per me superflue, potevano diventare essenziali per qualcun altro. Non avevo denaro da offrire per ringraziare dell’ospitalità, ma quel dono era il mio modo di dire grazie.

Dopo aver salutato Dario mi sono diretto verso il centro. Con un budget limitato ho scelto il bus per Reggio Emilia, molto più economico del treno: un consiglio pratico ricevuto la sera prima, che mi ha permesso di proseguire con leggerezza.
Incontri inaspettati alla fermata
Dopo una lunga camminata e un paio di tram, sono arrivato alla fermata del bus in largo anticipo. Mi sono rifugiato in un autogrill per un caffè, riparando Dory dal caldo. Mentre scrivevo i miei appunti, ho notato una coppia di ragazzi seduti vicino a me: lo zaino di lei era identico al mio. Fedele alla mia regola di aprirmi al nuovo, ho esclamato: «We have the same bag!». Da lì è nata una conversazione leggera e piacevole. Youssef, musicista e attore tunisino, mi ha raccontato del suo viaggio musicale in Italia, e in pochi minuti ridevamo insieme. Un piccolo dono di connessione.

Dopo averli salutati mi sono seduto su un marciapiede ad aspettare il bus. Quando mi sono allontanato un attimo per controllare se fosse arrivato, ho notato che Dory, lasciata vicino a un prato, non era più sola. Una bambina con un cappello di paglia stava giocando con lei, accarezzandola e persino infilandole una mano in bocca. Mi sono avvicinato per avvertirla di fare attenzione, perché Dory non sempre tollera l’irruenza dei bambini. Lei ha alzato il viso da sotto il cappello, mi ha sorriso e con un dolce accento inglese mi ha detto: «Your dog is so cute.»
Un’altra bambina speciale che incrociava il mio cammino, dopo l’incontro ad Assisi davanti a Carlo. Era come un segno, per ricordarmi il motivo del mio viaggio.
«Costa… vai fuori dal casello e aspettami lì»

Dopo qualche chiacchiera con la famiglia della mia piccola amica e una foto ricordo, finalmente è arrivato il bus. L’autista, Francesco, scendendo ha visto Dory, si è avvicinato per accarezzarla e se n’è uscito con una frase che mi ha gelato: «Fosse per me farei scendere gli umani e salire solo gli animali… mi spiace, ma da regolamento i cani non sono ammessi sul bus.»
Ho provato a far valere le mie ragioni, e anche i passeggeri hanno cercato di convincerlo a fare un’eccezione, ma il regolamento parlava chiaro. Con un sorriso amaro l’ho ringraziato e mi sono preparato ad accettare la situazione, convinto che il viaggio avrebbe preso un’altra piega. Magari sarei dovuto tornare a Firenze per cercare un’altra soluzione.
Ma dopo una ventina di metri ho sentito la voce di Francesco chiamarmi. Mi ha raggiunto e, in tono deciso ma sottovoce, mi ha detto: «Costa… vai fuori dal casello e aspettami lì. Muoviti.»
In quel momento ho capito: Francesco aveva trovato un modo per aiutarmi, sotto la sua responsabilità. Mi sono incamminato oltre il casello e pochi minuti dopo il bus è apparso. Le porte si sono aperte e siamo saliti tra sorrisi e sguardi complici: anche i passeggeri erano felici di vederci a bordo. Il viaggio è volato tra racconti e condivisioni, con le storie bellissime di Francesco e di Baskim sul loro legame con gli animali.
L’ultimo regalo della giornata

Arrivati a Reggio Emilia, ci aspettava un altro segno. Una mia cliente, che sapeva del mio viaggio ma non poteva incontrarmi perché in vacanza, aveva deciso di farmi una sorpresa: senza dirmi nulla aveva prenotato una camera d’albergo per me e Dory. Poi mi ha scritto:
Costa, hai fatto molto per me e porto sia il tuo viaggio che il tuo progetto nel cuore. Al mio ritorno mi metterò in contatto con delle associazioni per bambini, ma nel frattempo sarei felice che tu accettassi il mio contributo per il tuo viaggio, come gesto di amicizia.
Quelle parole mi hanno toccato profondamente. Non c’era solo generosità: era l’ennesima prova di quanta umanità possiamo incontrare a ogni passo.
Quella sera, dopo una doccia calda e un panino, io e Dory ci siamo addormentati stremati ma grati per ogni dono ricevuto. E dentro di me cresceva una nuova consapevolezza: lasciare andare il controllo e affidarsi al flusso della vita non mi faceva più paura. Stava trasformando il viaggio in un’avventura piena di curiosità. E il pensiero della tappa successiva, verso Parma, cominciava già a tessere una trama misteriosa e piena di stimoli.
Continua il viaggio
La prossima tappa, Parma, è in arrivo.
Una premessa, con il cuore: quello che leggete qui è solo il mio punto di vista. Non sono uno psicologo, né un pedagogista, né un medico. Racconto quello che vivo alle feste, nelle scuole e in giro per l’Italia, e quello che ho vissuto io da bambino. Prendetelo come una chiacchierata tra amici davanti a un caffè. E se la vedete diversamente, scrivetemelo: è proprio questo il bello.

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