Dicono che i supereroi siano roba da maschietti. Alice non è d’accordo. E dopo quello che è successo, nemmeno io.
Un regalo all’ingresso di scuola
Era una mattina come tante alla scuola Zarfati di Velletri. Prima di entrare in classe per il progetto C’è un supereroe in ognuno di noi, mi ero fermato all’ingresso a dare il buongiorno ai bambini, uno per uno.
A un certo punto una bambina si è fatta largo tra gli zaini, mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha messo in mano un foglio. Era un disegno, fatto da lei, del supereroe che porto nelle classi. Colori ovunque, un sorriso enorme, e tutta la cura che solo un bambino sa mettere in un regalo pensato per qualcuno.
Si chiamava Alice. E non aveva ancora finito di sorprendermi.
La foto della sera
Quella sera, sul telefono, è arrivata una foto. Alice, a casa, con il suo costume da supereroina: mani sui fianchi, sguardo deciso, pronta a salvare il mondo. Mi è scappato un sorriso che non se n’è andato per tutta la sera.
Ma la cosa che mi è rimasta di più non era il costume. Era il modo in cui, la mattina, mi aveva abbracciato: senza timidezza, con un sorriso che illuminava tutto il cortile. È quello il suo vero superpotere.
Il coraggio, la gentilezza e la fantasia non hanno un genere. Sono superpoteri che appartengono a tutti i bambini.
«Questo è da maschi, questo è da femmine»
Quante volte l’abbiamo sentito dire, magari senza cattiveria. Il costume da supereroe per lui, la principessa per lei. Le macchinine da una parte, le bambole dall’altra. Sono frasi che sembrano innocue, ma che piano piano insegnano ai bambini a mettere dei confini a quello che possono sognare.
Alice quei confini non li ha visti. Ha amato un personaggio, si è riconosciuta nei suoi valori e ha deciso di diventarlo. Esattamente quello che cerco di condividere in ogni classe : il supereroe non è qualcuno da guardare, è qualcuno che puoi essere tu.
Come crescere bambini liberi di essere supereroi?
- Lasciateli scegliere senza etichette. Giochi, colori, costumi: se un bambino o una bambina si appassiona a qualcosa, quella passione è un’occasione, non un problema da correggere.
- Parlate di qualità, non di genere. «Sei stata coraggiosa», «sei stato gentile» valgono per tutti. I complimenti che facciamo diventano il modo in cui i bambini si vedono.
- Raccontate storie con eroine ed eroi diversi. Libri, cartoni, ma anche persone vere: la nonna che ha fatto una cosa coraggiosa, l’amico che ha aiutato qualcuno.
- Attenzione alle frasi di tutti i giorni. Un «non è roba per te» detto di passaggio pesa più di quanto sembri. Basta accorgersene.
Una missione per tutta la famiglia
Disegnate il vostro supereroe. Stasera ognuno in famiglia, grandi compresi, disegna sé stesso come supereroe. Ma con una regola: il superpotere deve essere vero. «So consolare chi è triste», «non mi arrendo quando un gioco è difficile», «faccio ridere tutti». Poi appendete i disegni insieme, uno accanto all’altro.
Scoprirete che in casa vostra c’è una squadra intera di supereroi. Come Alice mi ha ricordato quella mattina: il supereroe è per tutti.
Vuoi portare il progetto nella tua scuola?
La storia di Alice è nata dentro il progetto C’è un supereroe in ognuno di noi, che porto nelle classi della scuola primaria con giochi, storie e piccole missioni da vivere in famiglia, a supporto del lavoro degli insegnanti.
Una premessa, con il cuore: quello che leggete qui è solo il mio punto di vista. Non sono uno psicologo, né un pedagogista, né un medico. Racconto quello che vivo alle feste, nelle scuole e in giro per l’Italia, e quello che ho vissuto io da bambino. Prendetelo come una chiacchierata tra amici davanti a un caffè. E se la vedete diversamente, scrivetemelo: è proprio questo il bello.

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